Ray News

Intervista LA REPUBBLICA.IT – L’uomo che vive tra le onde

Ha 44 anni ed ha gareggiato con i più grandi del windsurf mondiale. Brasile, Capo Verde e Sardegna i suoi spot preferiti. Oggi dedicarsi ai nuovi atleti è la sua passione. Il windsurfer italiano più famoso del mondo si racconta

di LORENZO CINQUE

Raimondo “Ray” Gasperini per gli americani della PWA (Professional Windsurfers Association) è una “leggenda vivente” del windsurf mondiale. Inventore di salti acrobatici come il “Misty Ray” è il rider italiano più famoso al mondo. Ha gareggiato contro i più forti degli ultimi 20 anni, Robby Naish su tutti. Un “leggenda vivente” che a 44 anni è stato nominato ” Waterman of the Year 2010″ e che ancora riesce a esprimersi ad alti livelli sia nelle classiche discipline tra le onde, il “wave”, dove quest’anno ha conquistato l’ennesimo podio nel campionato italiano, che nel più creativo freestyle.

  • Ray quando e come hai deciso che il windsurf sarebbe diventata la tua malattia?

“E’ un amore che inizia in una “mancata” giornata di scuola. L’avevo saltata ed ero a Marina di Palo. Sulla spiaggia vidi un ragazzo effettuare un salto splendido vicino la riva, fu un’attrazione fortissima. Un amore che inizia tardi, quasi a vent’anni, mentre oggi si comincia molto prima. Un amore fatto di sacrifici, spese e tanto allenamento, tutto finalizzato ad un unico obiettivo, dominare acqua e vento con la tavola e la vela. Ho lasciato tutta la mia vita precedente per il windsurf, studiavo medicina all’università, oggi posso dire meno male”.

  • Dopo il colpo di fulmine cominciano le gare, i primi sponsor….

“Ho vissuto l’inizio della carriera agonistica come un passaggio obbligato. Inizialmente la competizione non mi attirava soprattutto perché non la conoscevo. Ma dopo poche gare la voglia di vincere ha cominciato a scorrermi nelle vene e oggi sono un’atleta che ama la competizione. Alle gare però ho sempre preferito la dimensione totale di questo sport, l’allenamento, le lunghe sessioni in acqua piuttosto che la giornata di gara. Poi sono arrivate le prime affermazioni nel campionato italiano e i primi sponsor”.

  • Hai affrontato grandi campioni americani come Robby Naish, com’è stato dover gareggiare con loro?

“Quando mi sono ritrovato in gara contro leggende del genere pensavo di non avere alcuna speranza. Invece mi sono accorto che la più grande differenza tra noi era l’abitudine alla pressione agonistica. Per loro quelle erano gare come tante e invece per me erano giorni speciali, unici. Chiaro che la concentrazione ne risente. Se la vita mi avesse dato più occasioni per sfidarli sono sicuro che me la sarei giocata decisamente meglio”.

  • Come definiresti il tuo rapporto con il windsurf?

“Quello con il windsurf è un rapporto morboso. Lo pratico ogni volta che posso e mi tengo costantemente in forma. Mi da tutto e io gli do tutto me stesso. Ogni volta è un’emozione nuova. Non è una professione che impari mai del tutto, non si smette mai di migliorare, ed è questo il bello. E quando le condizioni meteo non sono favorevoli segnano poco vento mi diverto di più a far vedere che si può fare tutto anche con poca brezza, c’è più gusto, è solo più difficile”.

  • La forma appunto, non sei più un ragazzino cosa fai per tenerti in allenamento?

“Oggi so che alla base del successo agonistico c’è una buona alimentazione, palestra tre volte a settimana e tanta pratica. E’ importante il lavoro in palestra perché permette di prevenire infortuni e attutire brutte botte in acqua. Certo è un impegno costante. La mia è una preparazione talmente minuziosa che tanti ragazzi mi chiedono consigli e sono diventato una sorta di preparatore dietologo”.

  • I ragazzi che si avvicinano a questa disciplina sono diventati la tua passione…

“Ora il mio obiettivo è guardare al futuro di questo sport, allevando giovani promesse per riuscire a formare nuovi campioni. La mia scuola, la XRay Windsurf Academy, promuove stage in Italia ed in tutto il mondo, ha già allevato piccoli campioncini. Metto a disposizione la mia esperienza a ragazzi come Gabriele Varrucciu, 20 anni e neo campione italiano freestyle, Alvin Panzera, 15 anni e campione italiano under 16, e Francesco Cappuzzo, campione italiano under 13. Loro hanno intrapreso la via giusta, fatta di allenamenti ed educazione. Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

Non ti stanchi mai di pensare tutto l’anno al Windsurf?
“Vado in windsurf ogni volta che posso, anche vicino Roma, perché l’Italia è piena di posti splendidi e poco sfruttati”. Non mi stanco mai perché ogni volta è un’emozione nuova. Questa non è una professione che impari mai del tutto, non si smette mai di migliorare, ed è questo il bello. E quando le condizioni meteo non sono favorevoli segnano poco vento mi diverto di più a far vedere che si può fare tutto anche con poca brezza, c’è più gusto, basta allenarsi”.

  • Il luogo dove preferisci surfare?

“In Italia Sardegna, Lazio e Sicilia. Nel mondo il Sud Africa e il Brasile. Durante la stagione invernale il Brasile è l’esperienza che più mi entusiasma. A Jericoacoara c’è il regno del “Windjeri Team” di cui faccio parte e sono promotore. E’ un gruppo di ragazzi locali fortissimi che non possono permettersi economicamente di viaggiare, ma che grazie ad un nostro progetto solidale hanno l’occasione di partecipare ogni hanno alla coppa del mondo di Freestyle . Inoltre grazie alle ottime condizioni di mare e vento è lo spot per imparare le discipline acrobatiche migliore al mondo. Ogni anno organizzo lì l’”XRay Windjeri Freestyle Foward Camp”, stage dedicato per i ragazzi e ragazze che vogliono migliorare nella disciplina”.

  • La carriera da windsurfista regala emozioni uniche, nel bene e nel male. Un episodio che ti ha davvero spaventato?

“Una volta a Capo Verde ho avuto decisamente paura. Stavo puntando un’onda alta quasi sei metri quando quella disgraziata si rompe prima del previsto e mi travolge. Mi sbatte sui coralli con una forza tale che pensavo mi avesse spezzato le costole, ho visto grigio e ho detto è finita… poi invece sono riuscito ad emergere”.

  • E ora un bell’episodio che non vuoi scordare.

“Ero a Capo Horn con un mare meraviglioso. Feci surf sulla tratta dove solitamente passano le balene. Il silenzio era rotto solo dal rumore delle onde e del vento. Momenti così ti ripagano di tutto”.

Articolo La Repubblica.it

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *